Webinar 24/9 ore 20.00 – L’amore per te stessa/o è possibile (e bellissimo!)

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Sei la migliore amica o il miglior amico di te stessa/o? Ti tratti con rispetto, gratitudine e stima? Ti godi il tempo passato con te stessa/o? Hai l’abitudine di fare spesso regali a te stesso e di mettere i tuoi bisogni al primo posto nella lista delle priorità – o consideri egoismo una cosa del genere? I tuoi sogni e obiettivi sono la cosa più importante nella tua vita?

Per molto tempo anch’io non sapevo cosa volesse dire “amare me stesso” e mi trattavo senza molta attenzione e amore. Ma a un certo punto il cambiamento è stato possibile, con l’aiuto della meditazione ho scoperto innanzitutto chi sono veramente e che potevo essere il mio migliore amico senza che ciò andasse a scapito degli altri. Anzi, da quando amo me stesso e metto me stesso al primo posto posso veramente amare altri, veramente aiutare altri e veramente fare il mio lavoro come maestro di meditazione e terapeuta. Oggi so: l’amore per noi stessi è una componente indispensabile di ogni processo di guarigione emotiva, di trasformazione e di risveglio.

Normalmente siamo abituati a cercare l’attenzione, il riconoscimento e l’amore negli altri e al di fuori di noi stessi. Non solo cerchiamo l’amore al di fuori di noi stessi – lo compriamo adeguando il nostro comportamento a quello che crediamo essere i bisogni e i desideri degli altri. In questo modo possiamo perdere il contatto con noi stessi sempre di più fino al punto quando – spesso in un momento oltre i quarant’anni – una malattia, una separazione, una perdita o qualche altro evento incisivo ci ricorda il fatto che adesso è veramente venuto il momento di finalmente occuparci soprattutto di noi stessi.

La mia personale esperienza degli ultimi anni è la seguente: Da quando amo me stesso amo veramente questa fantastica e meravigliosa vita e sono profondamente grato di esserci così come sono tutti i giorni. Siccome metto i miei bisogni al primo posto sono veramente in grado di dare aiuto agli altri in praticamente ogni circostanza della vita. Poiché faccio spesso piccoli e grandi regali a me stesso e siccome amo passare del tempo con me stesso posso veramente godermi il tempo passato con gli altri. L’amore per noi stessi, inteso e praticato correttamente, non ha niente a che fare con egoismo a scapito degli altri ed è anche la vera pratica dell’insegnamento del “Non Sé” della tradizione buddhista.

Con l’aiuto della meditazione TALO non è affatto difficile sviluppare gradualmente più amore per te stessa/o ogni giorno e molti partecipanti ai nostri corsi, incontri e alle sedute individuali sono riusciti a farlo. Perché non tu?

Nei 90 minuti di questo webinar gratuito ci occuperemo delle seguenti questioni e praticheremo tecniche meditative che puoi integrare nella tua pratica meditativa quotidiana:

  • Come ti stai creando con i tuoi pensieri il falso sé che mette il bisogno di riconoscimento altrui al primo posto e tende a dimenticare sé stesso? Come puoi scoprire e sperimentare la tua vera natura?
  • Come puoi sviluppare e vivere amore, stima e gratitudine per il tuo bambino interiore, per la tua parte e emotivamente ferita che è alla perenne ricerca di amore e riconoscimento?
  • Il tuo vero sé e la tua coscienza come componenti dell’unica grande vita e dell’unica grande coscienza. La verità della non-separazione da tutto ciò che esiste come base di una vita di pace, gioia, compassione e amore.

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Il pensatore e l’osservatore

Il tuo “pensatore” produce ininterrottamente pensieri e frammenti di pensiero. Decine di migliaia di pensieri attraversano la tua mente in un flusso continuo ogni giorno e ogni notte (perché nel sonno il tutto continua). Non puoi realmente captare o gestire questi pensieri, puoi rallentare il flusso solo con notevole sforzo e normalmente non puoi fermarlo. È come una radio che trasmette senza pausa, che continua a chiacchierare nella tua testa. La maggior parte di quello che trasmette è identico a ieri. Questi pensieri inconsapevoli sono per la maggior parte sempre gli stessi, non hanno nessuno scopo o senso, non aiutano e non conducono a nulla. 

Ma questo flusso di pensieri inconsapevoli è al potere. Possiede il potere su di te, ha il potere su questo pianeta, è il problema principale, la radice della sofferenza.

I pensieri inconsapevoli del ”pensatore” in te sono indirizzati in gran parte all’intenzione di rimuovere tutto quello considerato ”negativo” affinché rimanga solo ”il positivo”. Perciò la mente (il pensatore) deve individuare il male per poterlo combattere e rimuovere. È per quello che moltissimi dei pensieri inconsapevoli sono semplicemente preoccupazioni e previsioni illusorie: ” Speriamo che non…”, ” devo evitare che…”, ” che problemi ci saranno questa volta?” 

Il flusso inconsapevole di pensieri si indirizza quasi esclusivamente a possibili difficoltà. Crea una base emotiva di preoccupazione in te e per quello credi di vivere in un mondo pieno di problemi e preoccupazioni anche se ciò ha pochissimo o niente a che vedere con la realtà. Già quello crea un sottofondo emotivo di paura in te. Ma gli effetti del flusso di pensieri inconsapevoli sono ancora molto più gravi.

Perché nel mezzo di tutti questi pensieri in gran parte insensati e inconcludenti con il loro sottofondo di preoccupazione e paura ti trovi tu e ti definisci – senza saperlo – in gran parte sulla base di questi pensieri inconsapevoli.

La maggior parte delle tue preoccupazioni non riguardano il mondo ma te stesso/a. Il flusso di pensieri inconsapevoli ti racconta continuamente che non hai o non sei abbastanza, che potresti non farcela, che gli altri sono più bravi, che potresti (ri)ammalarti e morire, che non sei abbastanza bello o bella, che non hai sufficientemente successo, che non basta quello che stai facendo, che devi cambiare e che generalmente non vai bene così come sei. Il pensatore sta creando continuamente una immagine di te stesso/a nella tua testa – e tu credi veramente di corrispondere a questa immagine, di essere quello, anche se niente di tutto questo è vero, niente, zero percento. Ma c’è di più e di peggio perché reagiamo in un certo modo a questa falsa immagine di noi stessi.

La reazione a questa immagine deprimente di noi stessi fatta di preoccupazioni e paura e creata da una mente fuori controllo è: una messa in scena di noi stessi. Mentiamo o nascondiamo, esageriamo o ci lamentiamo, accusiamo altri o neghiamo le nostre debolezze e ferite e chiediamo l’elemosina del riconoscimento a praticamente tutti – solo per non far vedere quello che noi crediamo di essere. Il tutto si basa sempre su una falsa idea di noi stessi e quella messa in scena, quella disperata reazione alla falsa immagine allo stesso tempo corrisponde ai falsi pensieri e li contraddice.
Siccome la voce nella tua testa si occupa soprattutto di preoccupazioni, difficoltà, possibili rischi e giudizi altrui e della domanda come ottenere il riconoscimento degli altri allora credi di essere una persona piena di preoccupazioni e difficoltà, circondata da rischi e pericoli e bisognosa del riconoscimento altrui. Questa idea di te stesso però non deve essere scoperta da nessuno, dev’essere nascosta e truccata. Così nasce un falso sé, una pièce di teatro permanente di te stesso, una costruzione basata sulla menzogna che cerca allo stesso tempo di presentarsi e di nascondersi, che si aggrappa a opinioni e posizioni, che cerca e trova colpevoli al di fuori di sé, che costruisce una spiegazione per tutto e che si sente molto solo, triste e stanco. Questa entità misera è il tuo ego, l’immagine falsa di te stesso. È il prodotto del tuo flusso di pensieri inconsapevoli.

Questo misero ego ha paura perché consiste esclusivamente di pensieri inconsapevoli, di costruzioni mentali, di apparenza, bugia e verità nascosta. Può essere scoperto facilmente perché si basa su falsità e bugie. Può essere messo in discussione semplicemente, può essere distrutto semplicemente, alcune domande buone e mirate da parte di una persona amorevole possono bastare. L’ego teme la verità poiché la verità – secondo la sua convinzione – è la sua morte. La morte è una minaccia permanente per l’ego perché la realtà visibile è una espressione della verità. La realtà di per sé, la vita di per sé è già una minaccia a morte per l’ego che si aggrappa solo alla bugia, alla truffa, al nascondere la verità e alla simulazione. Perciò lo stato naturale dell’ego è paura e ansia.
La paura è la naturale e anche l’unica possibile vibrazione energetica dell’ego.
L’ego e la paura sono inseparabili, connessi e uniti. 

Per questo motivo l’ego (= il flusso di pensieri inconsapevoli) combatte ogni tentativo serio di raggiungere la verità. Ciò è dimostrato dalla pratica meditativa di molte persone: iniziano a praticare, imparano, praticano alcune volte individualmente a casa ma non sviluppano mai costanza e regolarità, non creano una pratica stabile. Perché no? Perché qualcosa in loro si ribella. Perché esiste una parte di noi che non vuole percorrere la strada verso la luce perché quella strada condurrebbe alla dissoluzione e trasformazione dell’ego. L’ego ha paura della dissoluzione e trasformazione – ed è comprensibile. Come ogni energia nell’universo l’ego vuole esistere, rimanere ed esserci finché possibile. 

Questo è il primo dei tre tipi di paura, la paura mentale della falsa immagine di noi stessi / dell’ego creata con pensieri inconsapevoli. Questo tipo di paura si suddivide nel seguente modo in tre aree:

La meditazione interviene all’origine della sofferenza: al flusso di pensieri inconsapevoli. Però non si tratta di migliorare, cambiare, rimuovere o sostituire questo flusso. Si tratta solamente di osservarlo. E qui è soprattutto importante come lo osserviamo. Il ”come” è l’aspetto decisivo.

Osserviamo la corrente di pensieri inconsapevoli in modo amorevole e con pazienza. Permettiamo semplicemente a tutto quello che si presenta di esserci. Questo vale per tutti i pensieri, i frammenti, le preoccupazioni, i presentimenti, le domande, per tutto questo fruscio incessante, tutta questa perenne ripetizione delle stesse cose ogni volta, ogni giorno. Diamo a tutti i contenuti della nostra mente la possibilità di presentarsi così come sono adesso. Osserviamo tutto questo in modo compassionevole e senza scopo. Non giudichiamo niente, o il meno possibile, e ci perdoniamo – finché possibile – tutto quello che si manifesta. Pratichiamo così in modo costante e affidabile, ogni giorno, sempre di nuovo e senza fermarci.

Com’è possibile non seguire i pensieri? Come possiamo evitare di perderci nelle storie, nei racconti e nei dialoghi interiori? Come è possibile non continuare questa attività mentale inutile anche durante la meditazione?

È possibile utilizzando il nostro oggetto di meditazione. È possibile tramite il ritorno al respiro. Ed è molto semplice.

Riconduciamo alla nostra attenzione sempre di nuovo al movimento dell’addome causato dal respiro. Lo facciamo dozzine di volte, centinaia di volte. Questo ritorno è molto di più di un semplice ritorno al respiro. Si tratta del ritorno a te stesso, del ritorno alla realtà, vuol dire voltare le spalle ai pensieri inconsapevoli che non hanno niente a che vedere con la realtà.

Questa osservazione amorevole dei pensieri inconsapevoli e il continuo e ripetuto addio a essi con perdono e compassione (+ il ritorno al respiro, a noi stessi, alla realtà) ci permette gradualmente sempre di più di riconoscere la vera natura e la qualità dei pensieri inconsapevoli: il loro andare e venire, la mancanza di sostanza, la continua ripetizione, il legame con la realtà inesistente (perché si riferiscono quasi esclusivamente ad una realtà pensata, possibile o temuta spesso allocata nel passato o nel futuro e quindi irreale), il loro essere senza scopo e senza aiuto. Ma tutto ciò non è un giudizio, è un semplice riconoscimento meditativo della loro vera natura, una visione profonda nella qualità dei propri pensieri (Vipassana significa ”visione profonda”).   

In questo modo, tramite la sola osservazione amorevole, il flusso di pensieri inconsapevoli inizia a perdere il potere su di noi. Non abbiamo bisogno di nessuna rilevazione scientifica o conclusione intelligente per quello, di nessun risultato particolare dell’attività mentale, di nessuna analisi o riflessione. Il segreto sta nella pura osservazione e soprattutto nel modo, nel ”come” osservare: amorevolmente e compassionevolmente.

Quindi possiamo riassumere come segue: Il ritorno amorevole al respiro (alla presenza) ci libera dal potere dei pensieri inconsapevoli e quindi dalla paura generata dalla mente.

Ma sulla base della mia esperienza come meditante e insegnante di meditazione aggiungerei altre due parole che sottolineano l’aspetto chiave che non va omesso qui.
Se vogliamo cambiare le abitudini della nostra mente, abitudini vecchie e molto solide, ce la faremo solo se ci alleniamo regolarmente, continuamente, quotidianamente e se possibile più volte ogni giorno in meditazione formale per creare la nuova abitudine di voltare le spalle con amore e perdono al flusso di pensieri inconsapevoli e di rivolgerci invece alla vita, alla realtà e al respiro. Perciò completerei la frase menzionata sopra nel seguente modo:

Il ritorno amorevole, continuo e ripetuto al respiro (alla presenza) ci libera dal potere dei pensieri inconsapevoli e quindi dalla paura generata dalla mente.

Accendere la luce dell’amore

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Amore e paura – questa è la polarità centrale dell’universo, del mondo, dell’essere. Amore e paura non sono emozioni – o non solo emozioni – sono stati energetici, stati dell’essere, si tratta delle due modalità possibili dell’esistenza.

Gli esseri umano hanno denominato queste due energie centrali in vari modi nei loro miti e nelle leggende e spiegazioni, per esempio come bene e male, come divinità e satana, come paradiso e inferno, come eticamente accettabile e non accettabile, come virtù e peccato, come giusto e sbagliato. A parte le denominazioni e spiegazioni quello che è sicuro è il fatto che ci ritroviamo come esseri umani tra questi due poli, che la nostra esistenza avviene su questo palcoscenico, che conosciamo questi due stati: la luce e l’oscurità.

Luce e oscurità – cioè amore e paura – non sono contrari. La luce e l’oscurità formano l’unità, l’inscindibile realtà che non possiamo comprendere realmente con la nostra visione limitata perché non va sufficientemente lontano. Ma con l’aiuto dell’osservatore in noi possiamo avvicinarci in meditazione a questa realtà unica e inscindibile. 

L’oscurità sussiste laddove la luce è assente. Quando arriva la luce l’oscurità se ne va. Non è necessario analizzare l’oscurità, comprenderla, combatterla, rimuoverla o vincerla. Non dobbiamo riconoscere la sua invincibilità e arrenderci a essa perché è comunque più forte di noi. Non è necessario fare niente di tutto ciò. Basta accendere la luce. Basta aprire la finestra. Quando arriva la luce l’oscurità se ne va. Quando arriva l’amore la paura se ne va. 

Praticare meditazione significa esattamente quello: accendere la luce. La meditazione non serve a rimuovere la sofferenza, a separarci dal male, a proteggerci dalla paura. Praticare meditazione significa: osservare. Meditazione è: osservare e accettare ciò che è così com’è. Meditazione vuol dire: fare entrare la luce. E l’oscurità se ne andrà sicuramente è semplicemente. La paura, la tua paura ora può andarsene – sicuramente è semplicemente. L’unica cosa da fare è questa: accendi la luce della tua coscienza e guarda con attenzione. Guardala, la tua paura, durante la meditazione e sempre di più anche al di fuori della meditazione formale e non cercare a negare la paura, a combatterla, a spiegarla o a rimuoverla. Tutto intorno a te è stato organizzato per fare esattamente quello: negare la paura continuando a dire che ”stiamo bene”, combattere la paura con alcol, sesso, pillole o intrattenimento, spiegare la paura dando la colpa ad altri/altro o al mondo e far finta di rimuovere la paura non dandole spazio, negandole il diritto di esistere – questa è la vita intorno a te, queste sono le abitudini di quasi tutti, queste sono anche le tue abitudini. Osservare, accendere la luce non è di per sé difficile, non si tratta di qualcosa che potresti non riuscire a fare ma è comunque non facile perché ti trovi apparentemente solo contro tutti e anche contro le tue stesse abitudini. Accenderai la luce e molti intorno a te si spaventeranno perché stai facendo esattamente quello che fa più paura a loro. Non è un motivo per non accendere la luce. Ma sappi: stai percorrendo un nuovo cammino, un cammino coraggioso, un cammino diverso da quello di quasi tutti gli altri. Ti serve soprattutto continuità. Ti serve la sicurezza di una nuova routine, la sicurezza della tua pratica quotidiana, della tua nuova normalità. Inizi a vivere nella luce. Vivi nell’amore. Lì non sei così solo come sembrava all’inizio. Ma le tue abitudini e quelle di quasi tutti attorno a te cercheranno ancora molte volte di riportarti all’oscurità – hai bisogno di allenamento quotidiano per non seguire questa attrazione. Hai bisogno di una pratica meditativa quotidiana. Allora la luce e l’amore diventeranno ben presto normali. Oscurità e paura gradualmente si ritireranno e perderanno il loro potere su di te.

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Una felicità senza condizioni

La coscienza umana può percepire il mondo soltanto in polarità. Viviamo come donna o uomo, siamo sani o malati, in una relazione d’amore o soli, felici o infelici e tutto ciò avviene finché siamo vivi – e non ancora morti. La vita avviene di giorno o di notte, assumiamo cibo e andiamo in bagno, dormiamo o siamo svegli. L’elenco potrebbe continuare quasi all’infinito. 

È importante che la nostra coscienza percepisce il mondo in questo modo – ma il mondo non è affatto suddiviso in poli e contrari. La vera natura del mondo non è divisione ma unità. Questa verità è provata dal fatto che nessuno dei poli menzionati sopra può esistere senza il suo opposto. Non è concepibile un giorno senza notte. La vita non esiste senza morte. Abbiamo un concetto di salute solo perché c’è la malattia. 

I due poli sono quindi connessi e formano un’unità. Ne consegue che tu sei sia uomo che donna, che sei sia malato che sano, sia infelice che felice. Quando guardi fuori dalla finestra vedi il giorno ma la verità è che là fuori c’è sia il giorno, a te visibile, che la notte; se fossi in gradi di vedere lontano diecimila chilometri vedresti la notte dietro al giorno che comincia nel punto dove attualmente sta tramontando il sole. Entrambi sono là fuori, sia il giorno che la notte, ma vedi solo uno dei due perché la tua visione è limitata.

La tua visione di questa vita è limitata dalla tua mente. La tua mente può percepire tutto solo in polarità e suddivide tutto quello che percepisce in ”positivo” o ”negativo” perché vuole evitare il male e ottenere il bene. La mente ti sta dicendo che sarai felice quando finalmente avrai raggiunto una situazione nella quale tutto il male è stato rimosso. In quel momento, secondo la mente, sarai felice. Ma non raggiungerai mai quel momento, nessuno l’ha mai raggiunto, non esiste.

Esiste, però, una parte di te che è benissimo in grado di percepire l’unità dietro alla polarità. Si tratta di quella parte della tua coscienza che chiamiamo ”l’osservatore”. La tua coscienza consiste di un ”pensatore” e un ”osservatore” (un’altra polarità). Il ”pensatore” è identico alla tua mente. Si muove esclusivamente tra le polarità e si occupa quasi esclusivamente di problemi da risolvere e da rimuovere per raggiungere finalmente quello stato di felicità finale descritto sopra. L’osservatore è quella parte in te che è appunto in grado di osservare i propri pensieri. Ciò avviene generalmente per primo nella meditazione formale ma con più pratica e esercizio questa capacità si trasferisce sempre di più alla vita di tutti i giorni. 

Questo osservatore o testimone è completamente libero da ogni sofferenza. Non sa nemmeno cosa sia la sofferenza. Non ha problemi o difficoltà, osserva e basta. Osserva ciò che è. Accetta ciò che è. Per l’osservatore niente è ”positivo” o ”negativo”. Quello che è è così com’è. L’osservatore è libero. È felice – però a modo suo, cioè in una maniera che possiamo difficilmente immaginare perché la sua felicità non dipende da nessuna condizione. Non è felice perché qualcosa è così o diverso. L’osservatore è libero dalla sofferenza, è risvegliato, illuminato. È un Buddha. Non è come un Buddha. È un Buddha. E questo Buddha è in te. Tu possiedi la capacità di osservare i tuoi pensieri in meditazione e più avanti anche sempre di più al di fuori della meditazione formale e di essere quindi libero. Hai questa capacità sicuramente. Ognuno di noi l’ha. Forse finora l’hai usata poco, non hai ancora attivato il tuo Buddha interiore in modo mirato e consapevole – però c’è. Una parte di te è un Buddha, libero da ogni sofferenza. Nella pratica meditativa conoscerai questa parte per poi rafforzarla quotidianamente. La renderai sempre più presente in te finché potrai fonderti con questa parte, unirti ad essa, diventarla – perché non esiste più nessuna separazione tra te e l’osservatore. A questo punto il pensatore si sarà già ritirato molto lasciando il campo all’osservatore. Ma quello non è quel momento lontano di felicita finale al quale aspira la mente. No. Questo processo inizia qui e ora. Questa è la nuova realtà quotidiana della tua pratica meditativa e della tua liberazione emotiva che potrai sviluppare passo dopo passo, giorno dopo giorno.

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