VIVENDO NEL PRESENTE POSSO GUARIRE IL PASSATO

VIVENDO NEL PRESENTE POSSO GUARIRE IL PASSATO

“Il mio passato non è stato male. O meglio: niente del mio passato è stato davvero negativo perché tutto, anche gli errori, le delusioni, gli abbandoni mi hanno portato dove sono, mi hanno reso la persona che sono. Tutto ciò che è stato, è stato necessario – altrimenti non sarei qui. Con la mente non siamo in grado di comprendere appieno questa verità, che tuttavia può svelarsi a ciascuno di noi quando orientiamo la mente al presente.Vivendo nel momento presente posso addirittura guarire il passato – una frase che ho sentito pronunciare anni fa da Thích Nhất Hạnh e che mi ha decisamente affascinato. 

Se posso guarire il passato, posso compiere miracoli, pensai allora. E in effetti ogni volta si realizza un piccolo miracolo, quando entriamo in contatto con il momento presente. Thích Nhất Hạnh lo chiama il miracolo della presenza mentale, di quell’attenzione consapevole che non solo è in grado di aiutarci a trasformare i ricordi personali in affermazione gioiosa del momento presente, ma può essere per noi un mezzo, uno strumento essenziale per relativizzare nel loro complesso passato e futuro, perché questi ultimi non sono altro che pensieri. Tuttavia la mente ama il passato e il futuro, e se soggiacciamo al suo dominio, condurremo la no- stra vita in un disordinato guazzabuglio di confusi piani per il futuro e ricordi sfocati.

Questa non è vita, è sofferenza. La vita si situa sempre chiara e semplice davanti a noi che possediamo cinque sensi e una mente per coglierla in ogni momento. Afferrare il qui e ora con i sensi senza analizzare, valutare, giudicare e dividere in bene e male è noioso e poco interessante per il nostro intelletto. Anzi: quest’ultimo la ritiene un’operazione sospetta e pericolosa, perché ogni volta il suo potere si affievolisce quando non ne seguiamo la brama di giudizio e percepiamo in maniera diretta il presente.

Vivere nel presente significa attribuire al passato questo specifico valore: mi ha portato fino a qui. Quindi era positivo. Non è sempre stato piacevole e talvolta è stato doloroso – ma è stato necessario e quindi appunto positivo. Questa valutazione, questo giudizio è l’ultima concessione alla mente nel contesto del suo rapporto con il passato, in modo che poi ci lasci in pace e ci permetta di tornare a rivolgerci con tutti i nostri sensi al presente: al sole, all’odore di cucina, alla cacca di cane e ai gradini della scala in un luogo che ci è familiare dal passato. Niente di più e niente di meno.”

Estratto da “Meditazione Camminata: Passo dopo Passo – Guida pratica” di Volker Winkler, pubblicato da “Edizioni Il Punto d’Incontro”

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